Sminuzzare, affettare, scorticare, tritare, tranciare…Cambia l’uso, il filo del discorso è lo stesso: leggero, perfettamente bilanciato, immacolatamente tagliente, d’acciaio come il Generale Patton o di ceramica.

Si trema davanti. Si ha paura dietro. Soggetto-oggetto di film cult.

L’imperizia si paga con il sangue e al regal donato si danno soldi, l’offesa si lava con il detersivo.

Periziamente si usa con eleganza e raffinatezza, cambiano le dimensioni dal grosso al piccolo, per tagli più piccoli. Il rispetto penetra separando il giusto, il buono dal cattivo e dal male. Riverentemente si ha dignità dell’anima.

Ciascun coltello è per il cuoco come la spatola o martello e scalpello dell’artista, per lo scultore che ricava la forma partendo dal blocco di marmo.

In viaggio, volando da paese a paese, non è solo un incontrare una cultura, fare i conti con tradizioni e storia. È anche un parlare di coltelli e di armi, di lune e di vento, di albe e tramonti, di pietre per affilare, di arrotini e acqua che scorre. Parlare di quell’anima di acciaio che si nasconde in ciascuno di noi, dura e tagliente, che elimina le nostre paure, frattaglie immangiabili di quel mondo sovraccarico, dolciastro come il sangue che ci scorre nelle vene fino a farci sentire Vivi! ogni giorno, mentre inconsapevolmente tagliamo via parti di noi, a volte con eleganza e raffinatezza, a volte come mannaie, senza mai toccare con le mani.

Distanti e concentrati, siamo sorpresi quando ciò accade, lasciamo correre via effluvi fin quando non diciamo basta, sentendoci liberi dopo il rituale di purificazione.

Così ci ritagliamo spazi e tempi per tagliar via frattaglie di Vita ormai andata.