Ischia, donna giunonica adagiata nel mare, questa mattina riposa addormentata, dopo i baccanali di ieri sera, mentre omini solerti attendono alla sua bellezza.

È ancora presto, si sono appena spenti i rumori della festa notturna e questa è l’ora più bella per conoscerla intimamente, camminando tra le pieghe del suo vestito bianco e azzurro, violando quasi la sua intimità.

Jope e Camilla corrono liberi, si arrestano, ripartono di scatto. Annusano per terra un mondo fatto di odori internazionali per i loro tartufi, si scambiano occhiate in tralice, si invitano a sentire.
Muti giocano sotto l’occhio vigile del familiare, con un fumante sigaro cubano insegue pensieri che tardano ad arrivare. Grida di strada e offerte di caffè in bar per suggellare il risveglio di una giornata che tarda ad alzarsi dal letto, nella bruma del mare che ovatta e permea le cose.

Mostra i suoi fianchi possenti e generosi, Ischia, si gira lentamente nel suo letto ad acqua, bella, forte, riposa il suo sonno di migliaia d’anni, piccola perla verde, giovane e fresca, ventre accogliente di tanti figli che serbano di lei il calore di madre.

Juanita mi osserva, mentre passeggiamo, sento il suo sguardo protettivo. Ogni tanto corre dietro alla coppia più bella del mondo, nella sua mise bianca e fucsia, con le sneaker ai piedi, leggiadra leggera.
Ischia ha accolto anche lei, una sorella mediterranea figlia della corrente del Golfo. Si parlano linguaggi di donne, fatti di sussurri e grida, di sangue caliente nelle vene, di sospiri come refoli di vento.

Mamma Filomena ci ha viziato, stanotte, tra Falanghina, Greco di Tufo e pesce, concedendoci di rimanere sino a tardi a vedere il mare che sorge e si rischiara, ponti d’argento ad arance rosse, dalla poderosa terrazza di questa casa greca, torre d’avvistamento dell’umore di Ischia. Penso a lei, figlia di questa terra, Sofia della cucina, mamma dal cipiglio severo, saporita e ricca come il cuore dei suoi piatti. Parlarle è musica.

Ischia cambia il respiro ora, si alza, deve governare la sua casa e prepararsi per la festa di questa sera, per innovare l’incanto, la magia della sua musica, del suo respiro di donna.

Rientriamo, anche noi spetta il riposo.
Jope non si rassegna, Camilla mi guarda interrogativa… per loro il mondo comincia adesso.