6 a.m. Dalla promenade vedo fumi di camini a ciuffi, a nuvola, a striscia, seguono il ritmo delle ondine sulla battigia, si allontanano sull’acqua portando pezzi di casa, colori, suoni e rumori.
Mare bianco come il cielo, sabbia del dopo estate. Microgranuli del tempo che scorre, galassie del futuro da big bang del passato: a volte ti chiedi dove sia il tasto del replay per non perdere la priorità acquisita delle immagini.
Come la nuvola fumina che candidamente fa dispetto al sole e sembra uscita da un fumetto di cowboy per ragazzi; magari un po’ di fard nella facciata continua a vetri, per un tocco di arancione sulle gote, prima di andare via.
Come l’odore del pane caldo del negozio foderato in legno con un affaccio piccolo e inconcludente sulla promenade, seduttivo di ricordi di casa, e il camino da cui fischia fuori.
Come le piccole colonne abbarbicate a muri, rampicanti più o meno moderni, ricordano l’inverno imminente, scaldandosi al sole, rubando timidi raggi di autunno, accogliendo dolcezze.
Come il caffè tostato solleva il naso dell’addormentato a correr via.
Come il sigaro, camino portatile dell’evasione.
Volute di fumi si disperdono lontani in questo concerto di inizio autunno. Si seguono contro il sole, contro mano come le passioni, contro vento come la memoria.
Il tempo si evolve, il calore rimane, eterno, nel cuore, come piccole lingue di fuoco di dolci passioni, da dovunque si torna a casa propria.
Spiacente, Bruce: Casa non è dove si appende il cappello la sera.






