Gioco in cucina con piatti nuovi con la casa tutta in fermento sotto lo sguardo vigile di Juanita e della sua squadra di donne.
Il buonumore mi contagia dopo essere stato in giro per il mondo, assente per le chiusure di anno e gli aventi diritto ad una mia visita. I progetti per l’anno nuovo mi assorbono e i miei pensieri si stanno concentrando tra sperimentazioni e scritture. Due mesi intensi, veloci, senza respiro. Due mesi a saltare per il mondo prendendo aerei, due mesi senza la possibilità di concedersi pause.
Il bilancio di fine anno è sempre così. Incontrare gli amici, chiudere i progetti per il prossimo anno, prendersi cura di tutta la famiglia.
Li guardo: Feysal arroccato a ciambella sul divano sorride come il Gatto di Alice nel Paese delle Meraviglie sognando rivoluzioni in cui il Dittatore del Kit&Kat domina incontrastato sui cani; Jope e Camilla in tono, la loro eleganza è innata, in vestito da sera, smoking rigoroso per lui, lungo con spalline per lei, fanno la posta vicino la porta della cucina, senza valicare il limite che Juanita ha imposto loro; Hourazon guizza veloce, fa vasche di allenamento, le giornate scorrono tranquille nei suoi riti quotidiani.
Spezie turche rubate via da Max nel suo ultimo viaggio a Istanbul amplificano i sapori della carne macerata e cotta al vapore, delicatamente accompagnata da una salsa a base di panna, pomodoro e yogurt greco, avanzo sul vino rosè secco, leggermente aromatico e indietreggio sul bianco secco cileno. Sandor, giù all’enoteca mi guarda sorpreso per le ore che spendo a sceglier vini come fossero cravatte da indossare… Il paragone calza come il cacio sui maccheroni. Penso che uno chef non sia molto diverso da un sarto: veste sempre per la mise en place della vita.
Cena inaugurale di Capodanno in Connecticut con gli amici sotto la coltre di neve, a gelare fuori mentre il caldo del camino ti attanaglia la gola. Le pentole vanno via tutto il giorno, si discute animatamente sotto l’effetto del vino: la veemenza dell’anima è solo l’antefatto di sorrisi e dolcezze, baci, abbracci, tenerezze e coccole. Basta girare l’angolo del mondo per fare il bagno.
Telefonate dal mondo intorno continuano a permeare l’aria. Jope scalpita, non vede l’ora di correre fuori attraversando il patio: Camilla aspetta paziente quello sciagurato di suo marito per poterlo seguire. Gli tende affettuosamente il muso dietro l’orecchio destro, segnale di distensione. Feysal cronometra le vasche di Hourazon.
L’alternanza dei ritmi frenetici delle feste alla calma che segue. La quiete dopo la tempesta. Ci sediamo in tavola con la squadra: voci garrule e occhi vispi si illuminano davanti a piatti unici. Scherziamo lasciandoci andare senza indulgere. L’anno è passato, ottimismo per il futuro ci contraddistingue e le notizie del Governo non ci mettono paura, in fondo come ogni anno siamo qui a farci coraggio.
Una signora recita una bella preghiera di incoraggiamento e di ringraziamento per tutti e Juanita fa intrecciare le mani, l’energia che ci pervade è forte: anche la mia allegra famiglia ne fa parte nell’attimo di silenzio che sembra sostenere la volta del tempo che ci sovrasta, nella commozione che si libera nelle lacrime.
Un anno e il suo peggio sono passati.








